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Ricordo di Enrico Mattei
Testi a cura di Don Giulio Lucidi
Nato in Acqualagna (PS), Enrico Mattei visse la sua infanzia a Civitella Roveto dove il padre prestava servizio nell'Arma. L'atavica onorata povertà della gente del posto era compensata dal calore di un sole che si sposa con un ambiente da favola e suscita meraviglia e attrazione, ispira poeti e pittori. Lo scrosciar, quasi saltellante, delle acque del Liri influì a rendere il ragazzo vivace e intraprendente, tanto che in una gita scolastica, come ebbe a riferirmi, " mi smarrii sui costoni del Viglio e tornai a casa seguendo un rigagnolo che capivo scorresse per finire nel Liri ". 
 
Il vicino " Schioppo ", di dove l'acqua sorgiva schizza in alto con getto di oltre m.50, lo portò a sognare pozzi petroliferi e suscitò coraggiose intuizioni, che avrebbero fatto di lui il primo " volontario della libertà " contro ogni sorta di schiavitù, sull'esempio del biblico Mosè che, dal " Roveto " ardente trasse il fuoco che lo spinse a far degli ebrei un popolo libero e lui spingeva ad affrancare l'Italia prima dal borioso oppressore e poi da onerose dipendenze energetiche. 
 
Gli costò la vita, ma ancora oggi lo spirito del suo sacrificio custodisce ed alimenta i valori morali che i cittadini non devono dissipare per non dissolvere l'immagine dello Stato che Mattei andava disegnando. Gli spostamenti che portavano la famiglia Mattei a seguire il padre le ripetute trasmigrazioni intercontinentali, per impegni sempre maggiori lo aprivano man mano verso altre culture e, anticipando l'apertura cordiale ai popoli ed ai paesi in via di sviluppo, vissuta non in termini di semplice filantropia, ma nello sforzo di inventare forme nuove di rapporti e di collaborazione, fondate sul reciproco rispetto e aperte a prospettive di solidarietà e di pace su scala mondiale. Faceva cosi della nostra debolezza politica di quei tempi, sul piano internazionale, una carta vincente per interloquire tra pari nelle dure e reali ragioni di scambio. 
 
Ovunque sapeva presentare l'immagine di un'Italia in via di sviluppo e di progresso e ricca di potenzialità originali, in modo da accattivarsi stima e simpatia di tutti, dello stesso Krusciov che gli regalò due orsi del Caucaso per i quali costruì sulle Dolomiti un ricettacolo accogliente che, da due anni è stato trasformato in teatro per i ragazzi del campeggio che già Mattei aveva attrezzato. Incaricato di svolgere la funzione di liquidatore dell'Agip, intuendo anche la favorevole posizione geografica dell'Italia, che veniva a trovarsi con alle spalle il grosso mercato europeo e davanti le fonti energetiche del medio oriente, maturò in lui il rilancio della società e ne venne fuori il colosso dell'ENI. Nel suo agire, fu sempre coerente con la sua fede religiosa, sapendone ben coniugare la ragione con l'impegno sia politico che sociale e, da convinto laico cristiano, sollecitava le istanze da parte del mondo cattolico e assolveva con vivacità e vigore morale alle sue mansioni. Membro attivo del " Comitato Nuove Chiese " della diocesi di Milano, con l'allora card. Montini, egli intuiva che un modo altissimo di testimoniare la sua fede in Dio e di promuovere la dignità degli uomini consisteva nel dotare immancabilmente i nuovi quartieri e villaggi che veniva costruendo per le famiglie del personale dell'ENI di " Centri Religiosi " nonché " Sportivi, ricreativi e turistici ". 
 
Sorsero cosi la chiesa di Sant'Angela a Milano, di Santa Barbara a San Donato Milanese e della Madonna del Cadore, la più belle ed originale che io conosca, alle pendici delle vette dolomitiche dell'Antelao, al centro di un villaggio . turistico e di due grandiosi complessi per colonia e campeggio. In essi e in altri ancora famiglie e tanti giovani avrebbero trovato e trovano tutt'ora educazione alla fede e alla comunione fraterna, in vista di una migliore qualità di vita più solidale e civile e una autentica promozione umana, professionale e fisica. " L'Italia cresce, cresce l'Italia, caro Don Giulio,...mi diceva già il 4 novembre 1947, nel riaccompagnarmi in macchina alla stazione Termini di Roma da Palestrina, dove avevamo tenuto, io in cattedrale e lui in piazza P.L. da Palestrina, la solenne rievocazione di due giovani " volontari della resistenza " che io stesso avevo assistito alla fucilazione,... e noi, continua, dobbiamo adroprarci che ogni categoria di persone abbia il suo periodo di ferie annuali ". Non pensavo davvero che quanto mi andava dicendo era già in via di realizzazione a beneficio dei dipendenti dell'ENI. 
 
I rapporti con i suoi collaboratori furono sempre facilitati " dalla innata e genuina semplicità di Mattei ", che di tutti, stretti e uniti faceva una sola grande famiglia. Fu facile a costoro, dopo la tragedia del 27 ottobre 1962 a Bescapè, ricollegare tutti gli ingranaggi della Società e, forti delle loro esperienze con Mattei e della loro qualificata competenza tenerla viva, incrementarla ed estenderne nel mondo la sua multiforme attività produttiva. Proprio il mattino che segui al disastro, ebbi una sua lettera dalla Sicilia con assegno personale di L.50000 per " Sante Messe offerte ai nostri fratelli della resistenza di Avezzano, ai quali se è venuta a mancare la piazza che li ricordava, non manchi la nostra preghiera ". 
 
Che una particolare intuizione, come molte ne aveva avute in vita, non gli abbia fatto intendere, nel profondo della sua coscienza di credente, che le prime preghiere richieste sarebbero state per lui stesso? Civitella Roveto, orgogliosa di averlo avuto suo cittadino, ricorda e ama in Enrico Mattei il ragazzo vivace, l'alunno diligente, il benefattore insigne e generoso nel sollevare la vita già grama di tanti suoi concittadini, il cristiano convinto e devoto che in chiesa andava a pregare " La Provvidenza: essa esiste sempre tutti e assiste il nostro Paese, che fiorisce e si rinnova " (da un suo discorso).
  
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