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Il Museo "La memoria come sostanza del progetto"
Testi di Leo Strozzieri

La catalogazione del Museo-Pinacoteca "Enrico Mattei" e un evento culturale straordinario, non soltanto per la Citta di Civitella Roveto e per l'intera Valle, ove la prestigiosa istituzione ha sede, ma per l'Abruzzo; evento fortemente desiderato che si concretizza sotto la presidenza di Gerardo Mastropietro, che negli ultimi anni ha ricoperto la carica di Presidente della Fondazione Premio Internazionale di Pittura e Scultura "Valle Roveto". Una testimonianza, il MuseoPinacoteca, di una storia gloriosa in campo artistico, da custodire e tramandare alle future generazioni, quale segno d'una visione umanistica dell'uomo e del mondo. 
 
In tal senso esemplare ci sembra il progetto grafico della copertina di questo splendido volume, affidato ad un maestro storico dell'arte italiana, lo scultore fiorentino Loreno Sguanci, che al "Valle Roveto" ha avuto modo nel recente passato di proporre sue opere: la volumetrica superficie della sua scultura, solcata da equilibrati e vibranti segni loici, rende palese l'evocazione della memoria come sostanza d'un progetto, che oggettivizza un pensiero appunto umanistico, al riparo dalle avventure nichiliste di tante linee di ricerche neoavanguardistiche. 
  
Il Premio "Valle Roveto" e di conseguenza il Museo-Pinacoteca, che ne rappresenta la sintesi storica, poiché la quasi totalità delle opere sono frutto di acquisizioni nelle varie edizioni, si caratterizzano, salvo alcune eccezioni, per una proposta figurativa di tipo paesaggistico, con un legame dialogico ancora saldo tra artista e realtà a lui esterna. Ciò non significa che le opere custodite siano ancorate agli angusti orizzonti del realismo, poiché sul piano linguistico e ben presente il dinamismo di pensiero e stilistico proprio del nostro secolo, iniziato con la suggestiva avventura marinettiana e proseguito con i vari capitoli del surrealismo, della metafisica, della pop art, dell'informale e cosi via. Ne si dovrà ritenere che questa fedeltà alla figurazione sia frutto di una marginalità del territorio rovetano rispetto ai circuiti metropolitani, ove gioca un ruolo di prim'ordine, l'interesse di mercato e relativa pressione massmediale; sarebbe questa un'interpretazione gratuita, che sappiamo essere stata ben al corrente la Valle Roveto e tutta la Marsica (si pensi anche alla storia del Premio Avezzano con la memorabile edizione "Strutture di visione" del 1964) delle ricerche, dei fermenti, delle esperienze che poi si sarebbero interamente consumate nel breve arco di qualche anno. 
  
E' che agli organizzatori non interessavano più di tanto le teorie secondo cui il logos può anche non essere conduttore di senso; ecco il perché di quella predilezione per l'arte iconica, pur aperta alle problematiche esistenziali e di conseguenza di linguaggio del dopoguerra, che si radica sulla verità e la bellezza della natura, punto di orientamento dell'artista e delle sue emozioni interiori, delle ragioni stesse del suo essere. Potremmo definire il Museo-Pinacoteca "Enrico Mattei" di Civitella Roveto, la registrazione fedele delle risonanze interiori dell'impatto degli artisti col grande poema della natura; spesso il riferimento diretto riguarda proprio le suggestive ed incontaminate visioni paesaggistiche rovetane, che all'inizio secolo, come e documentato nel lucido saggio storico di Riccardo Garbini inserito in questo volume, seppero soggiogare il pittore danese Kristian Zahrtmann e diversi suoi connazionali, che operarono nella vicina Civita d'Antino. 
  
Sarebbe superflua l'elencazione di quanti si sono confrontati con la bellezza inviolata del paesaggio rovetano, registrando altresì certi valori ideali propri della tradizione, pero non possiamo esimerci dal citare pittori eccellenti come Raffaele Barsciglie, Giuseppe Armocida, Nino Cordio, Marcello Ercole, Marcello Muccini, Giovanni Omiccioli, Vito Poggiali, Augusto Ranocchi, Enzo Sabatini, Manlio Sarra, Nicola Solimena, Ermanno Toccotelli, Sandro Trotti, Antonio Vangelli, Guerino Cervelli, Carlo Colonnello, gli scomparsi Pasquale Di Fabio e Nino Gagliardi con i quali lo scrivente ha avuto consuetudine ed amicizia. Una tipologia iconografica mai decadente o eccessivamente pregna di elementi veristici, quella espressa dai citati maestri, al contrario - assimilando talvolta la lezione neocubista o quella matericoinformale - sostanziata di sintesi lirica, spesso malinconica nel silenzio struggente di cadenza metafisica, con misurate incursioni di soggettivismo, ovvero di pulsioni dialettiche interiori, in grado di attivare quella che dovrebbe dirsi la "coscienza del tempo". A questo proposito altre presenze possono essere illuminanti, come quelle di Celiberti e Ceracchini, ed ancora di Cugurra e Pallozzi, dello stesso Paulucci, protagonista del noto "Gruppo dei Sei", la cui opera e paradigmatica d'una interazione memoria-contemporaneità. 
  
E poi ancora, sempre rimanendo in tema paesaggistico con riferimento al territorio rovetano, i vari Croari, Giampistone, Menichelli, Montarsolo, Paris, Pandolfini (il suo Albero definisce nell'apparatus naturale la contingenza esistenziale), Picini, Piraccini, Ricci, per finire con Dante Simone, a cui la Fondazione ha dedicato un doveroso omaggio la scorsa estate, quale testimonianza di riconoscenza per la fattiva collaborazione nel far crescere la Rassegna. Alle numerosissime opere dedicate al tema del paesaggio, fanno riscontro nel Museo-Pinacoteca una serie di dipinti che recensiscono altri perimetri, sia iconici che astratti, nonché concettuali. Doveroso citare innanzitutto recenti donazioni che hanno arricchito il gia notevole patrimonio acquisito negli anni e precisamente quelle effettuate da Amadio, Carma, Casals, Eolo e Raffaele Costi (il primo, collega nella preparazione di questo volume, l'altro indimenticato maestro che a più riprese seppe trarre ispirazione per la sua ricerca dalla terra marsicana), Fiore, PuJol Grau, Le Donne, Ragionieri, Sernia, Marconi. Cosi ci sembra doverosa una menzione per alcune presenze sul versante dell'astrazione, a cominciare dal dipinto Composizione di 
Pasquale Di Fabio, unico artista documentato in catalogo con due opere, non solo perché nativo di Civitella Roveto, ma anche e soprattutto per essere stato tra gli artefici della crescita e dell'affermazione della Rassegna a livello quantomeno nazionale. 
  
Abbiamo poi la materica opera informale di Elio Di Blasio Dialogo con la mia terra, la composizione geometrica di Mario Padovan, dal cinetismo accentuato, e quella neofuturista di Grazia Sernia, per chiudere con l'astrazione lirica delle architetture medioevali di S. Gimignano di Eraldo Zecchini, vincitore della penultima edizione del "Valle Roveto". A chiudere, le presenze di artisti fedeli alla figuratività, come Arduini, Arcangeli, Battista (il suo Gatto nella notte celebra l'opulenza della tenebra), Caputo, Cartia, De Stefano, Gismondi, La Barbera (la compiacenza neoclassica e vinta dalla giacitura melanconica dei.reperti), Magnolato. Navarra, Oliva (sorprendente splendore frontale si legge nella sua allegoria), Provino, Titonel ed altri ancora, tutti documentati in catalogo. Che dire, a conclusione di questo intervento? Che lo sforzo dei vari enti, a cominciare dalla Pro Loco di Civitella Roveto, che ha messo a disposizione della collettività il suo patrimonio, per operare il restauro e la catalogazione delle opere, e un atto altamente meritorio nel suo proporsi non solo su un livello conservativo, ma ancor più didattico.
  
Naturalmente questo e il primo passo di un progetto che si spera possa essere attuato nella sua interezza: ci riferiamo alla costituzione di una biblioteca-emeroteca-videoteca che affianchi il MuseoPinacoteca; ed ancora all'accrescimento oculato della raccolta con opportune e mirate sollecitazioni di acquisti o donazioni, cosi come alla raccolta e alla periodica esposizione di opere grafiche, e, per chiudere, a tutte quelle attività collaterali (incontri, dibattiti, conferenze, visite guidate alla scolaresche) che rendano la prestigiosa istituzione rovetana, Museo-Pinacoteca vivo. 

 
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