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Notizie storiche ( nicchie votive )
Testi a cura di Patrizio Colucci

Le nicchie sacre presenti ancora oggi in gran numero a Civitella Roveto e nelle frazioni di Peschiera, Pallocco e Meta, considerate come espressioni artistiche "minori" di fede religiosa, e quindi poco importanti, sono, invece, uno degli aspetti più interessanti di una cultura popolare religiosa, oggi purtroppo perduta, fondata su tradizioni antichissime (1).  Fin dai tempi remoti era consuetudine collocare, sui confini fra terreni di diverse proprietà o ai crocicchi  delle strade di campagna, cippi lapidei o lignei sormontati da edicole sacre a protezione del territorio, nonché ad indicare l'ingresso e l'uscita di un paese. Con il continuo spopolamento della campagna ed il conseguente urbanesimo del paese, questa consuetudine non andò perduta, ma si trasformo. L'ambiente di vita non era più il vasto territorio con i campi ed i raccolti da proteggere, ma era la casa, la stalla, a volte la sottostante bottega. 

Quindi, in luogo del cippo protettore del confine nacque la nicchia posta nella facciata della casa, di solito sopra il portone d'ingresso o di fianco ad esso, o addirittura nell'interno della casa, in cima ad una scalinata o dentro la cucina. Erano immagini semplici e rozze, affrescate sul muro stesso, o statuine di terracotta modellate a mano. A volte venivano dipinte su di una tavola di legno e poi collocate sulla facciata della casa riparate da una tettoietta rudimentale, o, come era usanza a Civitella, poste al riparo scavando delle nicchie nel muro. 
  
Nel nostro paese nella maggior parte dei casi la nicchia non ospitava un dipinto ma una scultura, che poteva essere realizzata in vari materiali: da quelle più povere, fatte in terracotta o gesso o legno, a quelle più sfarzose scolpite o cesellate in stucco. Patrimonio ormai quasi del tutto sparito ad eccezione di pochi casi, che più avanti vedremo nelle riproduzioni fotografiche. Davanti all'immagine, che quasi in tutte le nicchie rappresentava la Madonna con il Bambino, ad eccezione di qualche caso anche un santo o delle scene più complesse (il Mistero della Trinità, la Sacra Famiglia, ecc.), ardeva perenne una fiammella, curata e alimentata dai fedeli, il cui significato principale era di trasferire a1l'esterno della propria casa una piccola parte del focolare domestico, per richiamare la sacra immagine posta a protezione della casa e degli abitanti del vicolo. In certi altri casi le nicchie sacre, i cippi e i tabernacoli si costruivano in seguito a qualche evento miracoloso o luttuoso: per una calamita o disgrazia sventata, un'epidemia cessata, una avvenuta guarigione, una grazia ricevuta o, nei casi più gravi, una tragica morte.
  
L'immagine della Madonna, (di qualche Santo o di rappresentazioni più complesse) solitamente veniva collocata in un tabernacolo su cui veniva apposta una lapide a ricordo del fatto miracoloso e della persona beneficiata, che a sue spese aveva provveduto ad erigere quel tempietto, che diventava allora meta di pellegrinaggi ed oggetto di grande devozione da parte dei fedeli. Spesso intorno a quella immagine sacra si disponevano altri oggetti di vario tipo (cuori, mani, piedi ed altre parti anatomiche del corpo), i più antichi dei quali erano di metallo anche prezioso, come l'argento. Nel tempo essi sono stati quasi tutti ormai trafugati o trasferiti nei cimiteri. Gli stessi erano stati collocati dai fedeli che avevano chiesto ed ottenuto una grazia per quella parte del corpo affetta da malattia e poi guarita per grazia intercessa, e conosciuti come ex voto. 
  
Nel tempo l'ex voto si e trasformato in semplice lapide (di marmo, di vario metallo o plastica) sulla quale e scritta la sigla P.G.R. (Per Grazia Ricevuta) e talvolta il nome di chi ha ottenuto la grazia e l'anno in cui tale episodio e avvenuto. Le nicchie sacre di Civitella Roveto sono, dunque, soprattutto simbolo di protezione, di fede e di devozione, tipica manifestazione di un'arte popolare mai legata a schemi o stili ed eseguita spesso in maniera rozza, ma molto espressiva. Si può notare come le stesse non hanno mai avuto una funzione decorativa, ma di sicura e profonda fede. Si suppone che, fino a poco più di un secolo fa, le nicchie sacre civitellesi erano molte di più di quelle ora censite per la prima volta. Sulla sorte delle nicchie non più esistenti ai giorni nostri non e possibile per il momento pronunciarsi. La storia ci porta indietro, dal 1853 al 1937, periodo in cui ci fu una notevole concentrazione di immagini sacre, sembra direttamente legate alla Congregazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri (Filippini), nell'area circostante la chiesa e la casa dei Filippini (canonica). Le immagini selezionate e ricostruite nella pianta formano un insieme omogeneo su edifici circostanti la chiesa, nei quali compare l'immagine di Maria con il Bambino. 
  
La Madonna e simbolo della Congregazione dei Filippini, quindi imposta a scala gigantesca su un tessuto urbano minuto, risultando un complesso circoscritto, ove le posizioni delle nicchie votive sembrano assumere di per se un carattere di sacralità nel senso originario del termine, puntualizzando i limiti di un'area inviolabile l'area di un Tempio Mariano-, disegno, pero, che può essere anche letto come delimitazione di proprietà. Dopo il disastroso terremoto del 1915 e durante gli anni del Fascismo, ci furono dei grandi mutamenti urbanistici, che sicuramente portarono alla distruzione di molte nicchie, mai più ricostruite. Altre, le più antiche o quelle costruite con materiali deteriorabili, sono state consumate ed annientate dal tempo. Tuttavia ancora oggi, soprattutto nel centro storico di Civitella Roveto, di nicchie ve ne sono tantissime e di vario tipo: a tabernacolo, a tempietto, a raggiera, a timpano. Sicuramente le immagini originali sono andate perdute e sono state sostituite con stampe moderne, vecchie oleografie, o con fotografie, ma in alcuni casi si conservano statuine di vario materiale policromo. 
  
In maggior numero sono le nicchie che risalgono al secolo scorso e, come gia detto, tutte ubicate intorno alla chiesa di S. Giovanni; tra esse non mancano quelle di un certo pregio artistico, alcune sono state restaurate e parzialmente modificate. Molte altre sono quelle realizzate nel periodo che va dalla fine della Prima e Seconda Guerra Mondiale fino agli anni '50. Purtroppo c'e da constatare che molte di queste nicchie non si trovano in buono stato di conservazione, qualcuna selvaggiamente modificata o alterata per far posto ad una finestra o a causa di un restauro abusivo, mentre un piccolo intervento ne consentirebbe la sopravvivenza. La perdita in molti casi di quel valore edificante che e la "memoriae traditum" fa si che le nicchie sacre vengano classificate come elementi di architettura minore, ma fanno comunque parte del patrimonio storico-culturale del paese e vanno quindi curate e conservate in maniera decorosa, perché cultura significa anche recuperare le cose semplici del passato, salvare i muri e le pietre, preservarli nel loro contesto urbano, nel loro ambiente naturale, nella luce, nel verde e nella cornice delle montagne. 
  
La storia e fatta anche di muri e pietre antiche, nonché quei segni urbani e rurali che danno spessore e consistenza alle vicende cittadine; si fa il paese ed il suo tessuto umano anche con i pochi cocci medievali rimasti; sono anch'essi radici profonde che danno linfa vitale al presente e al futuro. E non si possono recidere le radici se si vuol far germogliare e crescere l'albero negli anni e nei secoli che verranno. Fare cultura significa anche partecipazione corale e fattiva ai fenomeni cittadini; significa informare, coinvolgere larghi strati della popolazione, sensibilizzarli e renderli compartecipi del restauro, della conservazione e valorizzazione dell'habitat, della struttura urbana; significa dare vita e vitalità ai centri storici, agli archivi, alla biblioteca e ad un progetto per un futuro museo etnografico e soprattutto di vita agro pastorale; nonché la possibilità di realizzare un percorso archeologico rupestre tra il monte Orbetta e il monte Bello, dove gli eremi e le grotte sono di straordinaria bellezza e segnate di un vissuto antichissimo. Il patrimonio culturale di un paese non si compra, non si prende in prestito; per fare cultura bisogna anche produrre cultura in proprio. 
  
Solo cosi potremo conservare una memoria che l'opera ed il sacrificio di pochi, di ieri, ci hanno procurato. E ricordiamoci che il patrimonio culturale ci viene anche dalle vecchie pietre, anzi quasi esclusivamente da esse. Dobbiamo far si che per incontrarsi a Civitella Roveto turisti e studiosi non convergano solo per godere della compagnia dei civitellesi; ma che si innamorino delle pietre, della luce e delle montagne di Civitella Roveto, che riescano ad apprezzare e custodire le pietre antiche, su cui e scritta senza parole la nostra storia millenaria; far si che tutti i civitellesi conferiscano un ruolo centrale alla memoria, la sola custode della loro storia e dello sforzo plurisecolare di plasmazione culturale. Don Gaetano Squilla (2) ci ha insegnato che la carica nullificante della morte rischio radicale e permanente dell'esistenza individuale può essere sconfitta solo dal potere della memoria. La memoria, valore importante da conservare; ma, nella misura in cui la memoria delle esperienze vissute concorre a determinare ulteriori esperienze, contribuisce a configurare il nostro futuro; il paese deve trarre vita dalla sua memoria, tanto nella sfera religiosa che nella vita comunitaria. 
   
E tutto ciò che scompare dalla memoria storica, senza che se ne conservi consapevolezza, rappresenta la perdita oggettiva del paese, la cui identità culturale e formata e sorretta anche da ciò che e scomparso e che va scomparendo. Non si tratta di promuovere improbabili crociate in nome di un ritorno al passato, ne di organizzare un infecondo rimpianto di esso; si tratta di prendere atto che ogni persona costituisce di fatto un archivio prezioso e insostituibile di dati culturali, che sono la sedimentazione della sua irripetibile esperienza di vita. 
  
  

Note
(1) Segni evidenzianti gia in epoca Paleolitica con le nicchie votive rupestri ancora esistenti a Casale nella Grotta di Mezzanotte, sicuramente santuari tributati ad Ercole, divinità cara e venerata dai pastori pre-cristiani. I semplici bronzetti riassumevano agli occhi dei devoti tutte le sue qualita: eroe virile dalla forza straordinaria, simbolo della potenza, civilizzatore e fondatore di comunita di guerrieri. 
   

(2) Don Gaetano Squilla nato il 24 agosto 1902 a Civitella Roveto, morto l'8 dicembre 1982. Bella e nobile figura di Sacerdote, Studioso, Educatore di rara cultura letteraria, filosofica e teologica; diligente ricercatore delle notizie che furono. 
 
 
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